Cannucce

 

continua la mostra

“SVENDITA ARTE USATA”
fino al 4 maggio 2014
Centro Espositivo SottoVetro
Casciana Terme – via Roma, 10

 

guarda un breve video della mostra
http://youtu.be/gc5OpUIfDu0

guarda video intervista a VerdeGiac
http://youtu.be/3FIYf_KCpmc

leggi recensione di A.M. Monteverdi
“Larte è inutile come …”
e la ripresa video di Carla Pampaluna
http://youtu.be/gc5OpUIfDu0

Un articolo su questa rivista web pisana
http://www.paginaq.it/
Si ricorda che tra i visitatori della Svendita
sarà estratta una “Bella Piega” gratuita
presso il vicino Hair Stylist “Il bello delle donne”
😉

Domenica 4 maggio, ore 17
Performance di “svendita finale”

Ci siamo anche sabato 19 e domenica 20 aprile, ore 17-19
e… su appuntamento: 349 4049695349 4049695fuoridalmuseo@gmail.com

 

 

Al SottoVetro dal 12 aprile al 4 maggio.

Inaugurazione Sabato 12 aprile ore 17

Invito_Giacomo Verde_Svendita Arte Usata

Osare! Vogliamo finalmente di nuovo imparare a “divertirci” in modo sano e intelligente…  mettendo in circolo visionarieta’, idee, immagini colorate, in bilico tra eleganza e spavalderia, rinnovando i nostri giorni e i nostri spazi quotidiani con carte, vetri, amuleti del tempo presente, carichi di sogni e di ideali che combattono contro l’inerzia della mente, contro i luoghi comuni e la rassegnazione verso un sistema inamovibile, di cui essere solo pedine. Esiste uno spazio di liberta’ da coltivare non solo nell’intima stanza del nostro privato, ma a viso aperto, in modo quanto piu’ possibile partecipato e dialettico.

Sara’ possibile incrinare in modo allegro il muro divisorio che ci separa dall’arte a noi contemporanea e che relega il nostro rapporto  con essa ai musei e alle provocazioni scandalistiche?

E’ possibile credere e dubitare, allo stesso tempo, di cio’ che stiamo vedendo mentre guardiamo un’opera d’arte? L’arte e’ per tutti o forse richiede uno sguardo troppo allenato e un portafogli (e soprattutto un conto in banca) altrettanto esclusivi?

E’ una scommessa, la fitta serie di interrogativi che ci siamo posti e che siamo orgogliosi di condividere con Giacomo Verde, artista “impegnato” -anche se non crediamo che gli piaccia molto la “definizione” a cui preferirebbe “artivista”! *.

Una scommessa. Una tappa di un percorso “bello”, gratificante in se’, a volte faticoso e impervio, ma fondamentalmente gioioso e appagante, come puo’ appagare lottare appassionatamente per una causa che valga la pena.

Un quadro è un quadro, diceva Cocteau. In effetti, e’ una “superficie magica” fatta per evocare, provocare, irritare, accusare -piu’ o meno direttamente-, emozionare o far trattenere ogni emozione, come si trattiene il fiato, come si trattiene e si coltiva il dubbio, come si coltivano passioni e come ci fanno macerare le lotte…

Tutto questo puo’ fare un’opera d’arte, origine di pensiero e punto di arrivo per una nuova partenza. Ci mette in moto e ci fa sostare, per ammirarne le fattezze, le peculiarita’, per cercare di carpire il segreto della ‘mano’ e della ‘mente’ che l’ha messa al mondo, per minare alle nostre (false) certezze.

E allora vediamo se questa “roba” puo’ “entrare” nel nostro sguardo e tornare nel nostro quotidiano, passare di mano, essere finalmente “arte usata”, semplice “oggetto da mercato”, da non demonizzare ma da apprezzare come “cosa tra le cose”.

Domenica 4 maggio, ore 17

Giacomo Verde in Performance di “svendita finale”

*Su Giacomo Verde e sull’ARTIVISMO segnaliamo questo bel libro di cui peraltro e’ autore:

ARTIVISMO TECNOLOGICO. Scritti e interviste su arte, politica, teatro e tecnologie.

Prefazione di Antonio Caronia, Pisa, Edizioni BFS – Biblioteca Franco Serantini – 2007 (13,00 euro). Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.

 

E liberamente scaricabile in pdf dal sito web di Giacomo Verde: http://www.verdegiac.org/artivismo.html

http://www.verdegiac.org/ArtivismoGiac.zip

Chiederemo pero’ a Verde di portare anche il volume al SottoVetro, perché “carta canta”…

Il libro raccoglie una serie di interviste e scritti di Giacomo Verde sulle sue diverse esperienze artistiche accomunate da un uso etico e politico delle tecnologie. Per questo la sua attività è identificabile come “artivismo tecnologico”.

Nell’introduzione sono evidenziati da Antonio Caronia elementi chiave a cui si possono ricondurre la visione e l’azione di Verde con forti tratti di Utopia, anzi di “Eutopie”, per citare il titolo di un progetto teatrale a cui l’artista ha intensamente lavorato:

 

“Utopie, dunque, o, come le chiama Giacomo, “eutopie”, per indicare che non si tratta di progetti totalizzanti o universalistici di società alternative, ma di costruzioni dell’alternativa possibili già oggi, in forma limitata: a volte, dicevo, semplici gesti di ribellione o di rifiuto, in cui Verde legge però l’embrione del riscatto e del funzionamento di un mondo diverso.

Uno spettacolo politico dunque, non c’è dubbio, ma non ideologico.

Tra le interviste , ci piace estrapolare questo brano, che ci par proprio fare al caso nostro, visto che si parla di utopie, interazioni, di quadri SottoVetro che vogliono uscire “Fuori dal Museo”…

Cosa pensi degli artisti che oggi continuano dipingere e scolpire (usando mezzi tradizionali), consideri loro e le loro opere superati e senza futuro?

No assolutamente, non sono superati, non sono senza futuro: sono un’altra possibilità dell’arte.Ho uno strano sentimento per loro, come posso dire… da una parte  provo anche invidia nei loro confronti perché riescono a dipingere e scolpire senza sensi di colpa! [risate fragorose] Cosa che a me non riesce, mi sembra di fare meno di quello che si potrebbe fare. Dipingere è una di quelle cose che si riferisce alla propria espressione persnale; e  perché devo rompere i coglioni al mondo con la mia espressione personale?

Preferisco fare qualcosa di più collettivizzante, interessante e utile al mondo. Un quadro, bene che vada, va a finire in un museo oppure nella casa di un ricco collezionista (tra l’altro) e quindi che cambio del mondo? Non cambio  nulla, in realtà, se va bene, faccio solo felice un ricco collezionista! Non ce la fo!

Mi piacerebbe dipingere e scolpire senza sensi di colpa, quando riuscirò a capire come risolvere questa questione, e quella di dove vanno a finire i quadri e le sculture, allora forse inizierò anch’io a fare qualcosa del genere.(p. 49)

Non è un aspetto che ti spaventa, il dover produrre oggetti extra per venire consacrato?

Non mi spaventa, anzi, sto iniziando a pensarci seriamente. Tutto questo perché in fondo, se gli oggetti artistici continuano a esistere, nonostante generazioni di artisti abbiano lottato contro questo fatto, evidentemente

una funzione ce l’hanno e non posso pensare che sia solo negativa: alimentare il sistema del feticismo collezionistico. Evidentemente c’è anche qualcosa d’altro.

Sto pensando, di farlo ma cercando di capire come commercializzare queste cose in modo che non siano schiave del sistema dell’arte e delle sue regole, che oggi è uno dei maggiori campi di speculazione del capitalismo avanzato. Invece vorrei inventare e proporre qualcosa tipo il commercio equo e solidale, con prezzi buoni ecc… Se riuscissi a vendere i miei prodotti con un sistema “altro”, e se si inventasse un metodo utilizzabile anche da altri artisti, in modo da creare una sorta di mercato alternativo di scambio… Una sorta di strumento, una modalità utilizzabile da chiunque per creare  comportamenti alternativi a quelli del mercato dominante… questa è una cosa che m’interesserebbe fare.

(p. 51)

Intervista di Andrea Zaccone (Zak) a Giacomo Verde per la tesi Le installazioni interattive a. a. 2002-2003, Corso di laurea in scenografia. Accademia delle belle arti di Brera, Milano. Relatore: Andrea del Guercio; Docente di indirizzo: Enrico Mulazzani.

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